Tirocinio Professioni Sanitarie – Infermieristica

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Sono Paola Acquaviva e in una serie di articoli che facciamo partire con questa edizione, spero di riuscire a spiegarvi al meglio in cosa consiste il tirocinio formativo previsto nei corsi di laurea delle Professioni Sanitarie. Ho pensato che il modo migliore fosse dar voce ad alcuni studenti, che giorno dopo giorno vivono con passione e dedizione questa esperienza. Innanzitutto è bene chiarire che l’attività di tirocinio formativo è prevista per legge nel programma di studi di ogni professione sanitaria. È suddivisa nei tre anni con un numero crescente di ore. Al termine di ogni anno lo studente deve sostenere un esame, con il fine di esprimere praticamente e dinanzi ad un’ equipe sanitaria cosa ha appreso durante le ore di tirocinio. Al di là di questa definizione molto accademica, il tirocinio punta a far acquisire gradualmente e al meglio le competenze tecniche e utili nella futura realtà lavorativa. Immedesimandomi in voi ho pensato che la domanda, che più vi sarete posti sarebbe stata: “ il tirocinio formativo consente di acquisire competenze e abilità all’altezza di quanto richiesto dal mercato del lavoro? E soprattutto, in cosa consiste?”. Dunque l’ho posta ai miei colleghi e ho riportato le loro risposte.

PisuIl primo è stato Giuseppe Pisu,al secondo anno di infermieristica: “Il tirocinio del primo anno di scienze infermieristiche consta di 450 ore, da svolgere in reparto, dove si cerca di far acquisire allo studente competenze sullo svolgimento dell’igiene del paziente e delle suppellettili. Impariamo a misurare i parametri vitali, quali pressione, temperatura, frequenza cardiaca…, si acquisisce l’abilità di interagire e comunicare con i pazienti e di assicurare alimentazione, idratazione e minzione ai degenti. Innanzitutto siamo suddivisi in gruppi, che ogni 2/3 mesi sono assegnati a reparti diversi, affiancati da infermieri competenti e pazienti. Personalmente sono stato assegnato subito al reparto di chirurgia del padiglione Balestrazzi, e poi al reparto di reumatologia. Durante il periodo dello svolgimento del tirocinio, ho compreso che la regola più importante per un infermiere è si considerare il paziente, primariamente, una persona vulnerabile, di cui bisogna rispettare la dignità e poi un caso clinico. Durante questi mesi ho avuto modo di constatare che non esiste nulla di meglio che essere utile al prossimo”.


Poi è stata la volta di Giuseppe Dell’avvocato, neolaureato in infermieristica che, in merito ai tirocini del secondo e terzo anno ha affermato: “Il tirocinio del secondo anno di infermieristica è caratterizzato dall’acquisizione delle capacità di effettuare prelievi e posizionamento di cateteri, di svolgere attività ambulatoriali presso i reparti di oncologia, ematologia, urologia, neurologia, cardiologia e pneumologia. Durante il terzo anno, invece, si frequentano i reparti d’urgenza, quali terapia intensiva e pronto soccorso pediatrico. Il fine è perfezionare le conoscenze acquisite negli anni precedenti e imparare a gestire le situazioni di emergenza. A tal proposito ricordo ancora l’esperienza più incisiva ed indelebile di questi tre anni, ovvero, quando mi è stato chiesto di effettuare un emogas analisi ad un paziente a cui avevano appena sparato al torace. A mio avviso, il tirocinio formativo è fondamentale per apprendere la componente pratica della professione dell’infermiere. Tuttavia questo deve necessariamente essere supportato e coadiuvato da una componente teorica. Concludo Inferimieristicadicendo che, in seguito al mio vissuto, per completare e perfezionare le proprie competenze assistenziali, è bene che lo studente svolga delle attività extrauniversitarie. In passato, sono stato per tre anni soccorritore volontario e ad oggi sono dell’opinione che è stata un’esperienza utile, soprattutto per imparare a gestire i pazienti affetti da patologie psichiatriche, ma anche per acquisire familiarità con farmaci e flebo ”.

 

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